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«Discorso diretto»

Mentre stavo scrivendo un discorso diretto che racchiudesse due interlocutori mi ritrovai difronte a un problema grafico.

La rappresentazione grafica più comune è  iniziare con il soggetto, seguito da due punti racchiudendo la sua frase tra le virgolette.

Carlo: “Cosa fai nella vita?”
Giulio: “Rincorro i miei sogni.”

Ma nel caso io non voglia specificare i soggetti, la rappresentazione grafica precedentemente non è idonea.
Le soluzioni sono svariate ma tra quelle che io mi ricordi una solo mi sembra la più valida; questa si ottiene inserendo le frasi utilizzate all’interno di due caporali (o sergenti).

«Cosa fai nella vita?» «Rincorro i miei sogni.»

In alternativa si potrebbe utilizzare i singoli apici o i doppi apici, che però non essendo utilizzati esclusivamente per discorsi diretti potrebbero creare confusione:

‘Cosa fai nella vita?’ ‘Rincorro i miei sogni.’
“Cosa fai nella vita?” “Rincorro i miei sogni.”

Un’altra nota importante è che il dialogo tra i due personaggi ignoti è al limite della comunicazione; se non c’è una domanda e una risposta o se questi non sono in qualche modo contestualizzati distanti, corre il rischio di diventare un discorso al singolare:

«Oggi c’è una bella giornata!» «Quasi, quasi andrei a mare»

Vorrei leggere un po di più sul discorso diretto e sulla sua rappresentazione grafica, magari cercherò un libro che mi delucidi bene la situazione, fino ad allora solo dubbi nell’utilizzare un metodo probabilmente, sbagliato.

Su Wikipedia puoi leggere una piccola descrizione del Discorso diretto e una bella pagina sulle Virgolette, la quale fa notare appunto la diminuzione dell’uso dei due caporali a causa del mancato tasto dedicato, sulle tastiere italiane.

Istruzioni per l’uso

Sono particolarmente affezionato a questo video, forse perché è il promo di uno dei lavori che ho curato, in piccola parte, dentro Impronte Digitali che ha offerto il servizio stampa.
Il video che vedete qui sopra è stato fatto per la mostra di Marina Abatista, che si è tenuta a Pisa dal 31 aprile al 15 marzo. Una mostra che vuole far riflettere sulle interazioni interpersonali.

Anche se la mostra mi è piaciuta, questa volta mi ha colpito molto il promo fatto da Laila Sonsino, giovane anima nel mondo digitale. La scelta di una lavatrice con delle istruzioni che fanno riferimenti sulle persone mi è sembrata molto acuta.

Dopo aver assaggiato il video, vi consiglio di fare un salto a vedere le foto della mostra Istruzioni per l’uso, che meritano lo stesso risalto.

Le Passage – Rivisitazione di un poster anni 20

Questo filmato interattivo è stato creato per essere inserito all’interno del sito della nota azienda di birra Stella Artois. Il protagonista è un mastro birraio Artois, uscito da un poster degli anni 20, costretto ad affrontare un viaggio tipografico per riempire il suo calice di birra.

Quello che mi ha colpito di più è la coerenza degli oggetti, l’utilizzo intelligente dei colori, un sottofondo musicale idoneo, in un contesto d’interattività e informazioni.
In oltre questo lavoro lascia un set pronto per una campagna pubblicitaria; dove non manca gusto grafico, coerenza e voglia di raccontarsi.

Se capitasse di raccontare una storia di un’azienda, penso che questo è la maniera giusta per unire informazione e comunicazione.

Artista e designer

Artista e designer - Bruno Munari

Avevo proprio voglia di iniziare questo blog, parlando di questo libro di Bruno Munari. Forse perché spesso la categoria di designer è piena di persone che si spacciano tali, solo perché hanno percepito il significato di creatività, cercando di farlo proprio con il gusto personale.
Il libro rappresenta un buon documento dove si cerca di definire bene le due categorie, senza denigrarne nessuna.

Ovvero: un artista non è un designer e un designer non è un artista. Le due figure professionali sono completamente distaccate, ma la loro connessione è sempre data per scontata perché l’usufruente finale ha come livello di comunicazione la creatività, il metro su quale basa le sue preferenze.

La parte per me più interessante riguarda il paragone di progettazione di una zuccheriera vista da entrambe le figure. Una si limita al suo aspetto estetico, l’altra alla sua utilità.

Chiudo con una scontata citazione tratta dallo stesso libro, sperando che sia accolto come consiglio per una prossima lettura.

Il sogno dell’artista è comunque quello di arrivare al Museo, mentre il sogno del designer è quello di arrivare ai mercati rionali.

Un grazie va a Junio Caselli che mi ha fatto conoscere questo grande designer italiano, forse uno dei pochi che fa restare la sua fama in piedi.